in

Cittadinanza, l’odissea del riconoscimento descritta nel Dossier sull’Immigrazione 2020

Da oltre cinquant’anni l’Italia può essere considerata un Paese di immigrazione. Nonostante questo, riuscire a ottenere la cittadinanza è una vera e propria odissea. Non è un caso che sia molto più semplice per i figli di emigrati italiani nati all’estero e che lì risiedono stabilmente riceverla, piuttosto che per i migranti che si creano una vita qui. Per lo stesso motivo, si registra un continuo aumento di nuovi cittadini di origine straniera: più di un milione dal 2012. Un numero superiore a quello già rilevante evidenziato dal Censimento del 2011, che ne registrava oltre 670mila. Intanto, invece, crescono molto lentamente le acquisizioni di cittadinanza in Italia.

A segnalare i dati è il nuovo Dossier sull’Immigrazione 2020, un documento che verrà presentato il prossimo mercoledì. Nella sua 30° edizione, realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con Confronti, illustrerà in streaming tutti i dettagli sull’argomento.

Il numero più alto di acquisizioni di cittadinanza da parte di stranieri residenti in Italia si è registrato nel 2016. In quell’anno, se ne contarono oltre le 201mia. In seguito, però, il dato ha subito una flessione: nel 2017 ne sono state rilasciate 147mila, mentre nel 2018 solamente 112.500. Nel 2019, invece, il numero è tornato a crescere, fino a 127mila. Si è segnato così un incremento del 12,9%, pari quindi a 24 ogni mille stranieri residenti. I dati così altalenanti, tuttavia, dimostrano un percorso di inclusione progressivo, ma non lineare. Questo, nonostante il fenomeno sia destinato a crescere.

E’ elevato, inoltre, il peso dei giovani che diventano a tutti gli effetti cittadini italiani per trasmissione da parte dei genitori o, per i nati al compimento del diciottesimo anno di età: di tratta di quasi 357mila ragazzi tra il 2012 e il 2018, il 38,2% del totale. Questo conferma i percorsi di radicamento e di stabilizzazione avanzati di una popolazione immigrata composta prevalentemente da famiglie. Il numero è certamente importante, ma allo stesso tempo esclude tantissimi minori nati in Italia da genitori di origine straniera. Parliamo di ragazzi che sono cresciuti qui, stanno svolgendo il ciclo di studi nel nostro Paese e non hanno mai affrontato un percorso migratorio.

A confermarlo sono i dati che giungono dalle scuole: due terzi di tutti gli studenti di cittadinanza straniera sono nati in Italia. Nello specifico, si tratta del 64,5% (di cui il 75,3% nella scuola primaria e l’85,3% in quella dell’infanzia). I dati demografici, invece, attestano quasi 570mila nascite “straniere” tra il 2012 e il 2019. Di queste, 63mila sono avvenute nell’ultimo anno: significa il 15% di tutte le nascite.

Come sottolinea il Dossier, “è notevole tra i “nuovi cittadini” il numero di chi, al contrario, vanta un’ascendenza italiana, ma la cui eventuale presenza in Italia o esperienza del Paese restano necessariamente legate a una migrazione: è il caso dei discendenti degli emigrati italiani, anche del passato, nati all’estero, ma nel diritto di acquisire ius sanguinis la cittadinanza del nostro Paese”. Nel 2019, sono state 9mila le acquisizioni di cittadinanza per discendenza da avo italiano, e 91mila gli italiani nati all’estero da concittadini residenti lì. Questo dimostra un quadro normativo letteralmente ancorato al passato, che lascia fuori dalla società i figli degli stranieri. Anzi, si può addirittura dire si ostini a rimanere legato a uno scenario di “grande paese di emigrazione”, invece che al presente di “importante paese di immigrazione”.

Un’altra prova è l’attuale legge sulla cittadinanza: oltre a essere imperniata sullo ius sanguinius, non prevede alcuno sbarramento nel risalimento delle ascendenze. Questo significa che uno straniero che dimostra di avere degli avi, persino precedenti all’Unità d’Italia, può acquisire la cittadinanza più facilmente di uno straniero che, pur nato e cresciuto qui, non possa dimostrare queste ascendenze. Come sottolinea il documento, si tratta di un meccanismo evidentemente sganciato dalle dinamiche demografiche e sociali che oggi caratterizzano il Paese e che spesso finisce per agire come un vettore di esclusione, in particolare nel caso delle così dette “seconde generazioni”: una componente crescente e integrante della comunità nazionale, ma ancora in cerca di riconoscimento.

Storie di cittadini di “serie B”, Mohamed: “Senza cittadinanza potrei essere espulso da un momento all’altro”

Storie di cittadini di “serie B”, Safa Neji: “E’ una vita che combatto contro i pregiudizi”