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Storie di cittadini di “serie B”: la denuncia di Abi Kobe Zar

Dopo il caso Suarez, continuano a emergere le esperienze di tanti cittadini che, a tutti gli effetti, hanno provato sulla loro pelle che cosa significa essere considerati “di serie B”. Oggi raccontiamo la storia di Abi Kobe Zar, un ragazzo di 31 anni di origini ghanesi che da praticamente tutta la vita risiede, studia e lavora in Italia. Abi Kobe Zar, nei giorni scorsi, ha deciso di denunciare quanto accaduto direttamente a suo fratello. Un episodio che, purtroppo, per molti stranieri è all’ordine del giorno.

“A fine luglio mio fratello mi dice che ha trovato una macchina da comprare, e che ha bisogno che porti il contratto di lavoro e l’ultima mia busta paga per fargli da garante. Gli hanno chiesto solo quello, ma io, previdente, mi porto dietro il passaporto (italiano) e codice fiscale. L’agente della concessionaria prende tutto e mi dice che la finanziaria ha bisogno del codice fiscale plastificato e della tessera sanitaria. Questo non era stato detto prima. All’indomani dicono a mio fratello che la finanziaria non accetta il mio passaporto, ma vuole obbligatoriamente la carta d’identità. Per me che giro il mondo, la carta d’identità è, a tutti gli effetti, carta straccia. Ho un passaporto con ben due visti lavorativi per USA e che mi fa arrivare ovunque nel mondo, ma per la finanziaria di Modena, che deve prestare 6 mila euro a mio fratello, quel passaporto non vale nulla in confronto alla carta d’identità.

Qui è iniziata l’odissea dei due fratelli. O se la si vuole definire in modo più concreto, la loro presa in giro. “Capite? Sono contrariato, ma porto pazienza e mi reco in comune. Mi rimbalzano tra loro e i carabinieri trattandomi da idiota (ed ho già raccontato di questo) e ci metto 3 giorni per farla al costo di 22,50 euro. Ricordo che la carta d’identità contiene l’indirizzo. Dalla concessionaria arriva la richiesta che, oltre a tutti i documenti, dobbiamo portare un certificato di residenza a testa con marca da bollo da 16 euro. L’ennesima cosa che salta fuori all’ultimo. A me sembra una palese presa per il c#lo, e dico a mio fratello che se si fosse chiamato Mario Rossi a quest’ora non eravamo qui a dannarci con tutti questi documenti.

Facciamo pure quelli e la settimana dopo veniamo chiamati per andare a firmare. Sembra quasi tutto fatto ma c’è un piccolo problema, di nuovo. Mio fratello ha 24 anni, ed è in Italia da quando ne ha 6. Parla italiano, impreca in italiano e mangia italiano. Lavora e paga le tasse allo stato italiano. Sono 4 anni e mezzo che ha fatto la richiesta di cittadinanza e la sta ancora aspettando. QUATTRO ANNI E MEZZO. In famiglia è l’unico straniero. La finanziaria esige il suo passaporto perché è prassi per i cittadini stranieri. Lo è ora dopo un mese che trattano la pratica? Poi il mio italiano non valeva, ma ora vogliono il suo ghanese? Lui il passaporto non ce l’ha perché è scaduto, e non essendo mai uscito dall’Italia, non ha mai avuto la necessità di rinnovarlo, soprattutto perché sa che a breve (si spera), potrà fare quello italiano”.

Come ci ha raccontato direttamente Abi, infatti, lui e la sua famiglia sono in Italia dal 1999. Sono arrivati qui per raggiungere il padre, già in suolo italiano da circa otto anni. Quando sono arrivati erano lui, sua madre e suo fratello maggiore. Solo quello più piccolo è rimasto in Ghana, con la zia, in attesa di poterli raggiungere. Si sono finalmente ricongiunti quattro anni dopo, nel 2003. Da allora suo fratello non si è più spostato.

L’iter prosegue, ma con sempre più intoppi. “Niente, la finanziaria non chiude la pratica finché lui non porta il passaporto scaduto, e voglio ricordare che loro hanno tutti i documenti di riconoscimento esistenti. Permesso di soggiorno, tessera sanitaria, carta d’identità, certificato di residenza e codice fiscale. Hanno tutto, e dopo più di un mese di avanti e indietro e di disagi, all’ultimo tirano fuori che il documento irrinunciabile è un passaporto scaduto senza alcuna validità legale. Io ero talmente esasperato che ho detto a mio fratello di cercarsi un’altra macchina da un’altra concessionaria. In due giorni ne ha trovato una uguale, gli ho dato i soldi di tasca mia, e il giorno dopo aveva l’autovettura.

Alla fine, arriva la riflessione che tutti ci aspettavamo, e che ormai sembra solo che doverosa: “Quando dite che la riforma della cittadinanza è inutile, che non bisogna farla e che tanto la legge attuale funziona benissimo per chi state parlando esattamente? Per voi che vi chiamate Mario Rossi e Anna Verdi? O siete portavoce di chi vive questi disagi quotidianamente? Bisogna essere egoisti, ed anche un po’ str#nzi, per impedire con così tanta forza un diritto altrui che a voi non tocca minimamente.

Per più di un milione di persone averla farebbe una differenza che non immaginate, ma a voi cosa verrebbe a mancare esattamente? Che pericolo vi crea? Che cosa vi toglie? Non ci vogliono soldi, né risorse. Non sarà una distrazione rispetto ad altre leggi o riforme. Ci sono cittadini a cui lo Stato ha stampato in faccia il bollino di Serie B, e questa è un’enorme ed insensata ingiustizia.” Non solo, purtroppo rimane un’enorme verità. Per questo, nel 2020, è ora che le cose cambino.

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