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Come proteggere la nostra privacy, i consigli dell’avvocato Luigi Padovan, esperto di data protection

Avvocato Luigi Padovan, esperto di data protection
Avvocato Luigi Padovan, esperto di data protection

Tutti parlano della privacy ma pochi sanno che cosa è. In questa intervista all’avvocato Luigi Padovan, esperto di data protection, affrontiamo questo tema cruciale, scoprendo come possiamo difendere la nostra privacy, e come dobbiamo agire quando ci accorgiamo che qualcuno è in possesso dei nostri dati personali senza il nostro consenso. Dopo aver letto questa intervista non firmerai più una liberatoria prima di averla letta attentamente.

Avv. Luigi Padovan è iscritto presso l’Ordine degli avvocati di Viterbo. È specializzato nel diritto tributario e nel diritto della protezione dei dati personali, è consulente in questi campi per importanti aziende a livello nazionale, sia in ambito giudiziale che stragiudiziale, ivi comprese le procedure uditorie, amministrative e sanzionatorie promosse dall’Autorità Garante nei confronti degli assistiti. Avv. Padovan opera quale Data Protection Officer per alcune importanti realtà nazionali e quale Rappresentante GDPR per le imprese non-UE.

Avv. Luigi Padovan, parlaci un po’ di te. Tu sei un Avvocato e un Data Protection Officer. Qual’ è il ruolo del Data Protection Officer (DPO)?

Il compito principale del DPO è quello di osservare, valutare e supportare la gestione del trattamento di dati personali (e dunque la loro protezione) all’interno di un’azienda, affinché questi siano trattati nel rispetto della normativa privacy, europea e nazionale. Si tratta in sostanza di un professionista al quale viene affidato un ruolo aziendale di sorveglianza sul rispetto della normativa con competenze giuridiche, informatiche, di risk management e di analisi dei processi.

Cos’è la Privacy?

La privacy è innanzitutto un diritto umano, che viene riconosciuto dall’ordinamento giuridico di tutti i Paesi europei e delle principali nazioni del mondo e che consiste sostanzialmente nella tutela di tutte le informazioni che riguardano l’individuo e la sua vita privata.

Cosa è il diritto alla privacy?

Si tratta del diritto di impedire la rilevazione e l’utilizzo delle informazioni sul nostro conto. Ognuno di noi deve poter scegliere liberamente a chi rivelare le informazioni che lo riguardano, così come queste vengono trattate. Di conseguenza, è generalmente illecita qualsiasi divulgazione di dati relativa alla sfera personale del soggetto interessato in assenza di un suo consenso.

Qual è la legge sulla privacy in vigore in Italia e UE?

La normativa in materia è piuttosto complessa, anche in ragione della sua evoluzione nel corso del tempo. Possiamo però individuare due norme chiave, costituite l’una a livello europeo dal Regolamento 679/2016, il cosiddetto GDPR, e l’altra, a livello nazionale, costituita dal Codice Privacy (il D.lgs. n°196/03).

In questa era dei social, come possiamo difendere la nostra privacy?

I fatti di cronaca riportano sempre più spesso notizie che riguardano la violazione della privacy sui social media: numeri telefonici associati al proprio account disponibili online, dati bancari e di contatto alla mercè del migliore offerente, sino alla fuga di notizie sul proprio orientamento sessuale da parte di social di incontri poco attenti al rispetto della normativa.

Purtroppo, non esiste una formula magica, ma possiamo porre delle attenzioni che potrebbero evitarci situazioni imbarazzanti, se non danni economici.

Direi che per prima cosa, anche prima degli strumenti tecnici a nostra disposizione, vale la regola del PENSARCI BENE, PENSARCI PRIMA. È infatti indispensabile pensarci bene, prima di pubblicare i propri dati personali (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo utente, di accettare con disinvoltura le proposte di amicizia o di accedere ad un servizio o prodotto gratuito, poiché la gratuità facilmente implica che il prodotto siamo noi, ossia i nostri dati. È altrettanto importante ricordare che immagini, video e informazioni che postiamo in rete potrebbero essere visti da chi non ci viene in mente al momento del post, come un nostro professore o un nostro capo. Infine, porre sempre a mente che quelle informazioni potrebbero persino riemergere, complici i motori di ricerca, a distanza di anni.

Avvocato Luigi Padovan, esperto di data protectionChe cosa è una liberatoria e che cosa dobbiamo fare prima di firmare una liberatoria?

La liberatoria, in senso generale, è una dichiarazione di consenso, che “autorizza” qualcuno a fare (o non fare) qualcosa: si tratta quindi di un atto unilaterale dai contenuti che possono avere dei risvolti anche molto incisivi.
Per quanto riguarda l’ambito privacy, essa può riguardare, ad esempio, la pubblicazione e la diffusione delle immagini che ci riguardano o l’utilizzo dei nostri dati personali per fini commerciali o quant’altro.

Prima di sottoscriverla, sarà quindi fondamentale comprendere bene cosa si sta autorizzando e valutare se il servizio che ci viene fornito valga effettivamente il nostro consenso.

Se mi accorgo che uno ha i miei dati personali senza il mio consenso, che cosa posso fare per rimediare?

In linea generale, chi tratta i nostri dati per determinate finalità senza il nostro consenso sta commettendo un illecito. Esistono per questo diverse forme di tutela contro tali abusi: dalla segnalazione all’Autorità Garante alla tutela giudiziaria, rivolgersi ad un professionista specializzato in ambito privacy, oppure utilizzare lo strumento NOMYD appena lanciato da Civiltà Digitale ed ANDIP, potremo ottenere una serie di misure nei confronti di chi commette tali violazioni, che spaziano dal blocco e la cancellazione di quei dati, sino al risarcimento del danno.

Ogni giorno riceviamo telefonate indesiderate. Come possiamo difenderci da queste telefonate?

Ritorna per prima cosa, in questo senso, quanto appena accennato sul pensarci bene e pensarci prima. Troppo spesso, infatti, nella fretta di acquistare una lavastoviglie o nel fare una tessera di un supermercato, abbiamo lasciato con leggerezza i nostri dati al venditore e sbarrato le caselle relative ai consensi senza farci caso.

Esistono in ogni caso forme di tutela istituzionale, come il registro delle opposizioni, ove si può inserire il proprio numero fisso (a breve il servizio dovrebbe essere attivato anche per i cellulari), ed evitare che questo venga utilizzato a fini di marketing. Per il resto, non dimentichiamo che il nostro cellulare ci da la possibilità di bloccare i numeri indesiderati con una semplice operazione.

Prima di accedere ad ogni sito ci chiedono di autorizzare il trattamento dei nostri dati. Come dobbiamo comportarci? Sempre accettare?

Direi di no. Vale la pena spendere pochi secondi e disabilitare, dal banner di ingresso o dal proprio browser, i cookies di profilazione e pubblicitari. Non solo la navigazione sarà più snella, ma eviteremo di ritrovarci riproposti sempre, nelle pubblicità che ci compaiono, gli oggetti e gli argomenti che sono stati oggetto della nostra curiosità su altri siti precedentemente visitati.

Come viene percepito il concetto di Privacy e i diritti che ne derivano da parte del mondo dell’immigrazione?

In un mondo sempre più digitalizzato la protezione dei dati personali rappresenta un insieme di diritti che non possono essere più sottovalutati: ognuno di noi, tutti i giorni, lascia tracce della propria identità. Per questo, la gestione dei dati rappresenta oggigiorno, in molti ambiti, un grande fattore di business per molte realtà imprenditoriali e il mondo dell’immigrazione non sfugge a queste logiche, anzi.

Purtroppo, seppure umanamente comprensibile per via delle problematiche che chi arriva nell’Unione Europea si trova ad affrontare, debbo dire che c’è poca consapevolezza dei propri diritti da parte di questi ultimi. Eppure, la normativa comunitaria in materia non fa distinzione alcuna per la tutela degli individui, men che meno in base alla loro provenienza, anzi: essa si rivolge a chiunque semplicemente si trovi in uno degli stati dell’Unione e obbliga persino le aziende estere a tutelare gli individui che si trovano nell’UE con le stesse cautele.

Esistono forme di tutela per gli immigrati dal punto di vista della Privacy?

Assolutamente sì: la privacy fa parte della categoria dei diritti umani, come appena accennato, le tutele previste dal Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali (il c.d. GDPR) e quelle previste dalla normativa italiana abbracciano appieno ogni individuo che si trovi nell’Unione, prescindendo dalla sua provenienza, dalle sue condizioni e dalle ragioni che lo hanno portato a raggiungere uno degli stati membri. Le tutele previste per chi semplicemente si trova in uno Stato dell’Unione sono quindi esattamente le stesse rispetto a quelle dei cittadini europei: dal diritto di accesso, ovvero quello di conoscere quali dati sono in possesso di chi, al diritto all’oblio, cioè quello di veder cancellati i dati in possesso di terzi, non esistono delle condizioni per poter esercitare i propri diritti.

Foto di Anthony Shkraba/PexelsLa corretta gestione degli aspetti Privacy può rappresentare una risorsa per gli immigrati e per le imprese avviate da questi ultimi?

Non c’è dubbio che quanto appena accennato in tema di diritti valga, in maniera speculare, anche per quanto riguarda la possibilità di considerare i dati personali come una risorsa per le imprese gestite da chi è arrivato da lontano.

Attraverso il corretto utilizzo dei dati di cui un’impresa è in possesso, e in taluni casi si tratta di numeri rilevanti e dall’alto valore merceologico dovuto alla loro specialità, come nel caso di specifici ambiti di popolazione, sarà possibile per l’azienda utilizzare quel dato per generare profitto, sia direttamente che indirettamente, rimanendo perfettamente nell’ambito della legalità e nel rispetto dei diritti dei soggetti di cui si tratta.

La messa in conformità dell’azienda, del suo sito web e degli strumenti, informatici e non, risulta fondamentale in questo senso, oltre che per evitare le sanzioni previste dall’ordinamento. Pensiamo ad esempio alla videosorveglianza: molti installano semplicemente le videocamere, davanti o all’interno dei propri negozi e locali, senza alcuna consapevolezza, rischiando così – come avvenuto – sanzioni salate; per questo, è necessario oggi più che mai porre molta attenzione ai dati personali, sia per quanto riguarda i propri diritti, sia per quanto riguarda quelli dei nostri clienti, anche qualora essi siano solo potenziali.

Se hai bisogno della consulenza, ecco come contattare Avv. Luigi Padovan:
Roma – tel. 06 83394702
Milano – tel. 02 39198385
Napoli – tel. 081 19309763
Email: [email protected]

di Stephen Ogongo

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