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Decreti sicurezza, la denuncia del Dossier immigrazione 2020: ha creato 140mila irregolari in più

Qual è stata la vera conseguenza del decreto sicurezza di Matteo Salvini? Creare un esercito di invisibili. Con la sua attuazione, oltre 140mila migranti sono passati in un attimo a essere irregolari, e di conseguenza è cresciuta anche l’eventualità di essere “sfruttati come lavoratori in nero, ma anche a essere reclutati dalle organizzazioni criminali”. A denunciarlo è il Dossier statistico immigrazione 2020, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos in partenariato con Confronti. Il documento verrà presentato nel dettaglio il prossimo 28 ottobre, e sottolinea tutte le difficoltà nate grazie ai Decreti Salvini.

Tra le prime conseguenze, il testo evidenzia il boom di irregolari: “Al forte decremento del 2019 fa da contrappeso un corrispondente aumento del numero dei non comunitari scivolati nell’irregolarità: già stimati in 562.000 alla fine del 2018, quando è entrato in vigore il primo decreto sicurezza, si è calcolato che, proprio per effetto di quest’ultimo, sarebbero cresciuti di 120-140.000 nei due anni successivi, arrivando a oltre 610.000 a fine 2019 e a quasi 700.000 alla fine del 2020, se nel frattempo non fosse intervenuta la regolarizzazione della scorsa estate, che ha raccolto in totale circa 220.500 domande”, si legge.

Contemporaneamente, nel 2019 si è verificato un calo di extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia. Si è passati, infatti, dai circa 3.171.000 del 2018 ai circa 3.615.000, segnando quindi una diminuzione pari al 2,7%. In realtà, anche questo è un risultato di Decreti sicurezza: moltissimi migranti non comunitari sono scivolati nell’irregolarità, e quindi non sono stati registrati. Inoltre, le leggi volute dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno previsto l’abolizione dei permessi per motivi sanitari, la famosa politica dei “porti chiusi” e dei respingimenti. Questo, insieme ad una programmazione inesistente degli ingressi stabiliti di lavoratori stranieri dall’estero, hanno contribuito da una parte a svuotare i centri di accoglienza, e dall’altra a far diminuire in modo drastico la percentuale di riconoscimento delle domande di protezione presentate in Italia.

Nello specifico, nei centri di accoglienza gli ospiti sono passati da essere 183.000 nel 2017, a 84.400 mila a giugno del 2020. Questo significa che si è verificata una fuoriuscita di circa 100.000 migranti in poco più di due anni. Per quanto riguarda il calo del riconoscimento delle domande di protezione, invece, il numero è sceso dal 32,2% del 2018 al 19,7% del 2019, la metà della media europea.

Non si è fatto altro che alimentare l’esercito degli invisibili, di coloro che ci sono, ma non vengono riconosciuti. In molti casi, i famosi irregolari in realtà sono migranti che sono stati cacciati dai centri di accoglienza, che erano richiedenti asilo o titolari di protezione umanitaria e, dopo i decreti, sono stati dispersi sul territorio. Così sono diventati, appunto, irregolari. E non per chissà quale motivo: semplicemente perchè sono state ridotte le possibilità di accedere a una forma di protezione o per impossibilità di rinnovare quella umanitaria.

Contestualmente, questo esercito di invisibili è aumentato perchè è cresciuta la quota di “diniegati”, insieme all’alta probabilità di non poter effettuare il loro rimpatrio a causa dei limitati accordi di riammissioni con i Paesi di origini. Quindi, in sostanza, per molti è stato previsto un rimpatrio che in realtà non si è mai svolto: quelli effettuati nel 2019, infatti, sono stati solamente 7000.

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