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Dl sicurezza, non festeggiamo per le modifiche: ancora non è abbastanza

Le modifiche ai decreti sicurezza di Matteo Salvini possono essere considerate solamente un punto di partenza. E’ vero, sono state cambiate alcune leggi con lo scopo di intraprendere un percorso verso un sistema di accoglienza più dignitoso. Ma quello che è stato fatto non è ancora sufficiente: ci sono tanti problemi che il nuovo documento non affronta, o non come dovrebbe. E quindi va bene essere contenti, ma non ci si può ritenere soddisfatti. Per lo meno, non ancora.

Come sottolinea Cecilia Sarti Strada, giornalista e membro del Consiglio direttivo dell’Organizzazione non governativa Emergency, infatti, non si può pensare che “ora è tutto a posto”. Anzi: al massimo si può dire che è stata mostrata l’intenzione di migliorare. “Che i decreti sicurezza siano stati modificati è senz’altro una cosa molto bella.- ha scritto sul suo profilo Facebook- Io però sono una persona molto brutta e mal sopporto i toni trionfalistici, soprattutto quando vengono da un Governo che avrebbe ancora molto da fare. Non vorrei che ci rilassassimo tutti – come è già successo quando è cambiato il ministro dell’Interno e non è rimasto quasi nessuno a protestare se le navi di soccorso aspettano giorni e giorni un porto di sbarco… – pensando che ora è “tutto a posto””.

Che i Decreti sicurezza siano stati modificati è senz'altro una cosa molto bella. Io però sono una persona molto brutta…

Posted by Cecilia Sarti Strada on Tuesday, October 6, 2020

Perché, effettivamente, non è così. “Per chi ha a cuore questi temi, non è tutto a posto. Ci sono gli accordi con la Libia da stracciare. C’è da aprire canali di accesso sicuri e legali per combattere il traffico di esseri umani ed evitare che si rischi la pelle in mare, c’è da cambiare la Bossi Fini. C’è da smettere di ostacolare e criminalizzare chi si occupa di soccorso e solidarietà. C’è da riconoscere la cittadinanza a chi è italiano per tutto e per tutti, tranne che per la legge. C’è da lavorare su un’accoglienza dignitosa e giusta, per chi arriva e per chi accoglie. Ecco, insomma, un po’ da fare c’è. Perciò siamo contenti, sì, ma non dimentichiamoci tutto il resto“.

Probabilmente siamo talmente abituati ad accontentarci delle briciole, che anche un piccolo passo ci sembra una grande conquista. Invece non è così. Ora è il momento di iniziare il cambiamento. Di diventare uno Stato migliore, più moderno. Di incominciare a riconoscere gli stranieri come una ricchezza, non un ostacolo. Ma è anche il momento che l’Unione europea si prenda le sue responsabilità, e con i suoi membri studi un piano di accoglienza più efficace. Perché il sistema di Dublino, è chiaro, non funziona.

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