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È necessario rimuovere l’omofobia dal linguaggio della politica, dai programmi scolastici e dalle trasmissioni dei mass media

Le manifestazioni d’affetto in pubblico sono da evitare. Questo è quello che i ragazzi devono imparare; ma non tutti i ragazzi/e, solo quelli gay, perché a quelli etero è concesso. Il fatto non solleva obiezioni in quanto discriminante, anzi è ritenuto proficuo alla morale pubblica.

Non sono le manifestazioni verbali d’omofobia che turbano, ma quelle d’affetto tra persone dello stesso sesso. Con le leggi non scritte della consuetudine, ammantata da moralismo, si costringono esseri umani a vivere nel nascondimento e nella vergogna di sé. Così accade che ragazzi gay vengano offesi, perseguitati, percossi e per non svelarsi vivano nella paura e non denuncino i loro aguzzini; accade anche che madri e padri non possano aiutarli perché tenuti all’oscuro: troppa la paura dei ragazzi di dare un dolore a mamma e papà, troppa la paura di perdere il loro amore, troppa la paura di essere causa di discredito sociale per la famiglia.

Eppure, l’amore tra due persone è una cosa buona, e le tenerezze tra persone che si amano danno senso alla vita. Due ragazzi innamorati hanno il diritto di vivere e di relazionarsi come coppia con il mondo che li circonda, a partire dalla propria famiglia e se le consuetudini sociali sono contrarie, allora è bene che queste cambino.

I genitori devono poter essere felici nel vedere i propri figli crescere, innamorarsi, progettare il futuro. Affinché ciò accada è necessario che vivano in un contesto sociale che li faccia sentire bravi genitori. Quindi è il contesto sociale che deve cambiare e perché ciò accada, occorre imparare a dire nei luoghi della politica, della cultura, della religione che gli amori omosessuali sono un valore positivo per la società tutta, fonte di solidarietà, progettualità, felicità. Il diritto di tenersi per mano o di baciarsi di due ragazzi/e gay richiede che il modo di pensare di tutti noi cambi: I ragazzi che si amano hanno il diritto di amarsi e i genitori hanno il diritto di essere orgogliosi dei propri figli gay: non malati, non deviati, non criminali.

E’ l’omofobia malata, deviata, criminale. Noi genitori di figli omosessuali e transessuali abbiamo il diritto di non dover temere per l’incolumità fisica e psicologica dei nostri figli; abbiamo il diritto di non vivere nel terrore che la violenza omofoba possa toccare un giorno o l’altro i nostri figli. Uno stato che vuole educare alla convivenza civile deve operare per la rimozione dell’omofobia a partire dal linguaggio della politica, dai programmi scolastici, dalle trasmissioni dei mass media. Occorrono: interventi di educazione permanente su tutto il territorio, leggi di tutela in difesa delle persone omosessuali, il riconoscimento dei matrimoni civili, la tutela dei figli delle persone omosessuali innanzi tutto. Questo occorre. Del congresso di Verona non ne sentivamo il bisogno e non sciupo parole e tempo a scrivere contro di loro.

Francesca Marceca,
Socia Agedo (Associazione di genitori di persone LGBT) e membro Cara Italia

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