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Enciclica del Papa, un rimprovero sull’immigrazione e sulla cittadinanza

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Con la sua terza enciclica Papa Francesco propone un momento di riflessione dallo sfondo politico. Con un documento che contiene al suo interno un vero e proprio insegnamento, Papa Bergoglio si è schierato chiaramente dicendo no ai populismi e a tutte le politiche contro i migranti. Non a caso, la terza enciclica si chiama proprio Fratelli tutti, e a questo è dedicata. Firmata ad Assisi, vuole essere un riconoscimento al Santo da cui prende il nome, San Francesco, esattamente come la seconda.

Sintesi dei suoi otto anni nelle vesti di Papa, Bergoglio in questo documento si è concentrato sull’esigenza di sviluppare una fraternità universale. “Il disprezzo per i deboli può nascondersi in forme populistiche, che li usano demagogicamente per i loro fini, o in forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti. In entrambi i casi si riscontra la difficoltà a pensare un mondo aperto dove ci sia posto per tutti, che comprenda in sé i più deboli e rispetti le diverse culture”, scrive infatti.

“Ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo, la sua dinamica culturale e le grandi tendenze di una società. Il servizio che prestano, aggregando e guidando, può essere la base per un progetto duraturo di trasformazione e di crescita, che implica anche la capacità di cedere il posto ad altri nella ricerca del bene comune. Ma esso degenera in insano populismo quando si muta nell’abilità di qualcuno di attrarre consenso allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo, sotto qualunque segno ideologico, al servizio del proprio progetto personale e della propria permanenza al potere. Altre volte mira ad accumulare popolarità fomentando le inclinazioni più basse ed egoistiche di alcuni settori della popolazione. Ciò si aggrava quando diventa, in forme grossolane o sottili, un assoggettamento delle istituzioni e della legalità”.

E’ molto chiaro il riferimento alle politiche sull’immigrazione e sull’accoglienza, un tema che si dimostra essere il fulcro di questa enciclica: “Non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l’inalienabile dignità di ogni persona umana al di là dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno”.  E poi sottolinea: “Gli immigrati, se li si aiuta a integrarsi, sono una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una società a crescere“.

Papa Francesco non si limita però a sottolineare l’importanza di un reale sistema di accoglienza, ma si addentra anche nei meccanismi politici. Bergoglio, infatti, tramite la sua enciclica chiede “una legislazione (governance) globale per le migrazioni”, e lo fa pur essendo consapevole del fatto che “gli Stati non possono sviluppare per conto proprio soluzioni adeguate per stabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza”.

Bergoglio tocca inoltre un tasto molto dolente del nostro Paese, un tema oggi molto discusso dopo il caso Suarez: la questione della cittadinanza. “Per quanti sono arrivati già da tempo e sono inseriti nel tessuto sociale, è importante applicare il concetto di cittadinanza, che si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli”.

Ma non solo: Papa Francesco non dimentica nemmeno le conseguenze causate dai decreti sicurezza, gli stessi che il governo in questi giorni dovrebbe modificare. E infatti sottolinea che per coloro che scappano da gravi crisi umanitarie, è importante “incrementare e semplificare la concessione di visti; adottare programmi di patrocinio privato e comunitario; aprire corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Offrire un alloggio adeguato e decoroso; garantire la sicurezza personale e l’accesso ai servizi essenziali. Assicurare un’adeguata assistenza consolare, il diritto ad avere sempre con sé i documenti personali di identità, un accesso imparziale alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari e la garanzia del necessario per la sussistenza vitale. Dare loro libertà di movimento e possibilità di lavorare; proteggere i minorenni e assicurare ad essi l’accesso regolare all’educazione. Prevedere programmi di custodia temporanea o di accoglienza; garantire la libertà religiosa; promuovere il loro inserimento sociale. Favorire il ricongiungimento familiare e preparare le comunità locali ai processi di integrazione“.

Con una chiara consapevolezza di ciò che sta accadendo non solo in Italia, ma più in generale nel mondo, Bergoglio evidenzia infine il sentimento negativo che si è creato attorno alla politica. “Per molti la politica oggi è una brutta parola, e non si può ignorare che dietro questo fatto ci sono spesso gli errori, la corruzione, l’inefficienza di alcuni politici. A ciò si aggiungono le strategie che mirano a indebolirla, a sostituirla con l’economia o a dominarla con qualche ideologia. E tuttavia, può funzionare il mondo senza politica? Può trovare una via efficace verso la fraternità universale e la pace sociale senza una buona politica?”. Poi aggiunge: “Le maggiori preoccupazioni di un politico non dovrebbero essere quelle causate da una caduta nelle inchieste, bensì dal non trovare un’effettiva soluzione al fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato”.

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