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Il messaggio di Salvini: “Non vogliamo i bambini già belli e confezionati” dall’Africa è razzista e xenofobo

Le parole del ministro Matteo Salvini ieri a Cantù, e il suo invito a far figli, sono di mussoliniana memoria. Il suo messaggio è che si dovrebbe lavorare per far figli perché non arrivino dai barconi bambini “già belli e confezionati”.

Queste parole mi hanno offesa come madre adottiva, e hanno offeso mia figlia, di origine africana. Arrivata dal Congo in Italia “confezionata” come dice lui. Che in Italia ha imparato la lingua, ha imparato a leggere e scrivere, ha studiato e studia con impegno e abnegazione, e un giorno proprio grazie all’impegno e all’abnegazione di cui è capace sarà una cittadina onesta e lavorerà per questo Paese. Un Paese che cerchiamo di salvare da chi come il nostro Ministro non sa cosa sia il lavoro, non sa cosa sia collaborare alla costruzione di una società evoluta, civile, non sa cosa sia l’armonia delle diversità, e non conosce il valore della multietnicità.

E mia figlia è solo esempio di una società che sta cambiando. Che lo si voglia o no. Nel suo delirio xenofobico di ieri quella definizione, “già belli e confezionati ”, quasi a ridurli ad oggetto inanimato, ha offeso non solo i figli di famiglie immigrate in Italia ma anche piccoli e giovani cittadini italiani, come mia figlia appunto, giunti “confezionati” in Italia grazie all’adozione internazionale. Figli amati di un amore incondizionato, che ha cancellato i confini geografici. Figli colorati, quelli che non piacciono al Ministro e ai suoi, ma piacciono tanto a noi famiglie, nelle quali l’amore non conosce colore.

Ma di amore, di umanità, di solidarietà, di pietas cosa può saperne chi respingere navi di disperati rimandandole all’origine della disperazione. Chi usando i social come pulpito aizza uomo contro uomo, in una lotta contro l’umanità che è diventato il cavallo di battaglia di una politica paranoica che sta dividendo gli italiani?

Ci sono migrazioni nella storia del nostro popolo. E il populismo mediatico, quello con cui tra un panino ed un bacino, travestito da uomo comune, il nostro Ministro cerca di distogliere l’attenzione da ciò che nel paese non va, facendo passare l’idea che i problemi dell’Italia, economici e di ordine pubblico rivengano dalla presenza di immigrati sul territorio nazionale, non avrà vita lunga.

E che sia ora a fra anni, vivremo in un paese inclusivo. Un paese in cui diverse culture andranno a braccetto, un po’ come le coppie miste, invaso da bambini non “già belli e confezionati” ma concepiti da una nazione multicolore, un’onda colorata che nessuno potrà fermare.

Noi, Ministro Salvini, la Festa della Liberazione l’abbiamo festeggiata e la festeggeremo sempre. A memoria, e non solo. Come monito. Ora più che mai.

Patrizia Altini

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