in

Jerry Boakye, è morto il giovane vittima dell’aggressione razzista che gli procurò la paralisi

Henry Jerry Boakye aveva 30 anni. Era arrivato dal Ghana oltre 10 anni fa, e dal primo momento aveva sempre lavorato come saldatore a Castel Volturno. Una notte, mentre tornava a casa sull’autobus verso il Villaggio Coppola, è stato aggredito da un uomo di circa 60 anni. Era luglio 2017, e da quel momento la sua vita è cambiata: un pugno dietro la testa gli ha provocato una contrazione e la paralisi degli arti inferiori e la mobilità delle braccia e delle mani. Henry Jerry Boakye non è stato più lo stesso. Piano piano si è lasciato andare sempre di più, fino a spegnersi definitivamente durante la notte tra il 19 e il 20 ottobre. A rendere nota la notizia, con un lungo post su Facebook, è stata Celestina Morando, una cittadina di Latina che, quando venne a conoscenza della storia di Jerry, organizzò una raccolta fondi per aiutarlo.

Con immenso dolore informo che nella notte fra il 19 e il 20 ottobre se ne è andato il nostro Jerry. Da solo, in un letto di ospedale, dove però una dolcissima dottoressa gli ha tenuto la mano fino alla fine. Jerry si era stancato di vivere, ultimamente rifiutava le terapie, rifiutava il cibo: non aveva più speranza. E noi, a causa del virus, non abbiamo potuto stargli vicino come avremmo voluto. Questo è il nostro grande rammarico. Oggi io, Marina Lupo, l’Avv. Hilarry Sedu, Francesca Ascione, Vincenzo d’Ambrosio (Direttore di Villa Rachele) insieme a Paolo, siamo stati ore con lui nella Camera Mortuaria del Cardarelli di Napoli.

E, in questo grande, ma davvero grande dolore, abbiamo avuto una grande consolazione: vederlo sereno, finalmente, come da tanto Jerry non era più. Abbiamo atteso a pubblicare questa notizia per fare in modo che la famiglia non ne venisse a conoscenza tramite un post. Purtroppo la notizia è trapelata lo stesso, ma questo ci fa capire quante persone amassero Jerry. Per chi si trova in zona, informo che giovedì 22 alle 16.30 ci sarà una funzione presso la Cappella dell’Ospedale Cardarelli a Napoli per salutare Jerry. Stiamo organizzando con la famiglia il suo ritorno in Ghana.Siamo davvero frastornati, addolorati, increduli. Jerry non meritava questo. Vogliamo ricordare il suo sorriso”, ha scritto.

Quella di Jerry non è solo una storia triste dal finale ancora più drammatico: è soprattutto una storia di ingiustizia. L’aggressione che lo ha ridotto su una sedia a rotelle, infatti, era di sfondo razzista. Non c’era stata discussione, non c’era stata violenza da parte sua. “Avevo solo chiesto di poter scendere all’uomo che era davanti alla porta, ma lui ha iniziato ad insultarmi e non mi faceva passare. Io gli sono passato di fianco, non l’ho nemmeno sfiorato, e lui mi ha colpito con un pugno dietro alla testa“, aveva raccontato. Lo stesso pugno che gli ha causato la paralisi.

“Il paradosso è che l’uomo che ha aggredito Jerry ha sporto denuncia contro il mio assistito per lesioni e aggressione. Ovviamente anche Jerry ha sporto denuncia e fortunatamente il Pm di Santa Maria Capua Vetere ha riscontrato diverse anomalie tra i due racconti. Dopo un’analisi ha chiesto gli arresti domiciliari per il 60enne”, aveva sottolineato inoltre l’avvocato di Jerry Hillary Sedu.

La sua storia, nel tempo, ha toccato molti cuori. Come quello di Celestina Morando, per esempio: leggendo di Jerry su internet si sentì così coinvolta da organizzare immediatamente una raccolta fondi per le cure mediche e per l’assistenza di cui il ragazzo necessitava. Oggi Jerry non c’è più, e la colpa è solo di quell’aggressione.

Storie di cittadini di “serie B”, Rabia: “Non mi hanno riconosciuto i documenti perchè scritti in inglese”

Nigeria proteste contro la polizia: a Torino una manifestazione per esprimere solidarietà