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La storia commovente di Arfang: Sono arrivato in Italia con la collana d’oro

Arfang ha 19 anni e viene dal Gambia. All’età di 15 anni è stato costretto ad abbandonare il suo paese d’origine e insieme ad esso, la sua famiglia, inconsapevole della sua decisione, i suoi studi e tutto ciò che era parte della realtà che aveva conosciuto fino a quel momento.

Ha riempito in fretta i bagagli, portando con sé l’indispensabile per affrontare un viaggio che non prevedeva ancora una meta ma che era l’unica soluzione per evitare le particolari ripercussioni politiche cui sarebbe stato esposto nel suo paese.

Tra le cose indispensabili, Arfang ha portato con sé una collana d’oro che la mamma gli aveva regalato quando era più piccolo, dicendo che in questo modo avrebbe sempre potuto percepire la vicinanza della sua mamma, a fronte di qualsiasi situazione la vita avesse deciso di offrirgli.

A maggio del 2016 arriva in Italia, al porto di Augusta. Dopo le procedure di prima accoglienza, la registrazione dei dati anagrafici e i controlli medici, viene portato in carcere.

Arfang pensava che questa fosse la normalità. Non aveva mai affrontato un viaggio così lungo, non conosceva nemmeno una parola in italiano e nessuno gli aveva spiegato che in realtà era stato accusato di essere uno scafista.

Gli vengono ritirate tutte le sue cose: un orologio, qualche dinaro libico e la sua collana. Soltanto una volta chiamato in tribunale il mediatore gli spiegherà di cosa era stato accusato. Sarà scagionato per uno scambio di identità causato da un errore nella registrazione dei dati anagrafici. Una volta libero, gli verrà consegnato un sacchetto con una bottiglietta d’acqua e qualcosa da mangiare. Ma non la sua collana. Una collana che racchiudeva più il valore dell’affetto e del legame materno che non del metallo da cui era costituita.

Arfang è arrivato in Italia con una collana d’oro, confermando lo stereotipo che costruisce l’immagine dell’immigrato “con il telefono di ultima generazione e le collane d’oro al collo”.

Solo chi decide di andare oltre le etichette costruite dagli stereotipi, impegnandosi consapevolmente nell’ascolto delle storie di vita, ha la possibilità di comprendere che la realtà, molto spesso, è molto più complessa di ciò che i preconcetti ci portano a vedere.

Solo chi sposta l’attenzione dalle categorie alle singole persone ha la possibilità di decostruire i muri che i pregiudizi ci portano a tirar su, isolandoci e tenendoci chiusi dentro la nostra zona di confort, evitandoci la fatica di confrontarci con le realtà che si discostano, in modi infiniti, dalle nostre tradizioni, dalle nostre abitudini.

Martina Sammito, Dottoressa in Psicologia del Ciclo di Vita & Attivista per la Tutela dei Diritti Umani

Hanno partecipato alla realizzazione del video:
ARFANG NDOW – Protagonista
FEDERICO GENNARO – Regia/Riprese/Editing
FRANCESCO NICASTRO – Aiuto Regia
DIEGO CICERO – Fotografia

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