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Le notevoli sfide che le persone transgender affrontano in Italia. Urge una legge contro l’omotransfobia

Transgender è un “ponte” tra ciò che si crede di essere per nascita e ciò che in realtà si è. Un percorso ad ostacoli, non di certo una passeggiata. Uno slalom tra stereotipi e proprie esperienze.

Le difficoltà che una persona transgender riscontra 19 anni dopo l’inizio del nuovo millennio sono ancora notevoli.

Grazie alle cure ormonali e alla chirurgia demolitiva e ricostruttiva, una persona che trova disagio nel rapportarsi, a se stessa in primis e poi agli altri, perché essa stessa è percepita in un genere che non riconosce suo, può rinascere.

È un nuovo partorirsi che richiede tempo; mesi, anni. Un travaglio spesso più doloroso di quanto ci si potesse aspettare.

Le persone transgender sono solo una delle variabili umane. Nel secondo millennio se ne parla maggiormente e la visibilità dei casi è in continuo aumento. Spesso le testate giornalistiche parlano di vite piene di successo e riconoscimenti ma purtroppo talvolta il triste compito di parlarne riguarda la cronaca nera.

Essere transgender oggi è sicuramente un atto di autodeterminazione, di liberazione dai compromessi, è una rinuncia all’oscurità, alle ipocrisie personali e sociali.

Essere transgender è integrazione, e per alcuni è un magnifico upgrade spirituale.

In assoluto lo stereotipo da combattere, la voce di corridoio terribile, è che una disforia di genere, che è il termine che comunemente si usa per descrivere questo disagio tra corpo ed anima, sia “moda”. Nulla di più scorretto da dire umanamente e socialmente parlando.

Le persone transgender e gli adolescenti transgender non vivono sempre serenamente il contesto familiare. Gli ostacoli di comprensione da parte di partner o genitori sono notevoli e serve l’appoggio di enti ed associazioni che formino ed informino al fine di rinsaldare, ricucire, riequilibrare i rapporti.

Approfondiamo la vita di una persona transgender nella società

Avere un aspetto maschile o femminile ma un documento difforme perché non ancora cambiato comporta molte difficoltà nella vita quotidiana. Ad esempio, il ritiro di un pacco in posta, operazioni di cassa agli sportelli non automatici, un concorso pubblico, un esame universitario, un fermo da parte di polizia o carabinieri, un esame medico da ritirare in ospedale, UN LAVORO!

Un lavoro da trovare, già molto difficile al giorno di oggi, ma se con “in spalla” il pregiudizio altrui, praticamente impossibile.

Ma anche un lavoro da MANTENERE. Perché certe persone iniziano un percorso di transizione sul posto di lavoro e questo atto spesso stravolge tutti i rapporti di fiducia col datore di lavoro e coi colleghi. A farne le spese saranno la carriera lavorativa, la fiducia in se stessi/e e la salute! Quella più profonda. La salute psicofisica.

Una volta andato in crisi l’ambiente lavorativo nel quale si presta la propria manualità/intellettività o entrambe, lentamente verranno meno gli effetti familiari, le relazioni sia amicali che sentimentali già imbastire. Lo STRESS da lavoro correlato unito alla discriminazione è un composto corrosivo che lentamente divorerà tutto.

Parlando di affettività e relazioni sentimentali

La questione è altrettanto spinosa. Le donne transgender sono legate troppo spesso al fenomeno della prostituzione (spontanea o involontaria per l’evoluzione tragica delle questioni lavorative sopra citate) e quindi considerate la follia di una notte, l’esperienza estrema, la curiosità a volte morbosa per il non aver conosciuto forse troppo se stessi/e.

Gli epiloghi di questi amori spesso sono tragici o comunque lasciano profonde cicatrici che superano di intensità quelle chirurgiche. Un cuore ferito da un sentimento non onesto si rattoppa come può e spesso si riduce dopo ogni relazione non a buon fine.

Attualmente per le persone transgender in Italia esistono difficoltà per quanto riguarda la reperibilità delle terapie ormonali, essenziali alla salute delle persone trans. Si vuole ricordare la campagna #DONTPLAYWITHMYLIFE (non giocare con la mia vita) della pagina Facebook Identità InTRANSigenti.

Si può essere credenti e transgender? Ovviamente si. Si è degni d’Amore da parte di Dio come lo sono tutti gli esseri viventi.

Tra religione e persone omosessuali, lesbiche e transgender esistono però conflitti molto preoccupanti anche in molte parti del mondo dove la comunità LGBT viene spesso torturata, incarcerata ed uccisa brutalmente. Non è concepibile se non nelle menti disturbate e estremiste che si debba uccidere un essere umano nel nome di Dio.

In Italia urge una legge contro l’OMOTRANSFOBIA. Le istituzioni devono accogliere ed includere le persone vulnerabili in progetti formativi; le agenzie interinali devono essere sensibilizzate e formate maggiormente per poter essere capaci di selezionare il personale secondo le capacità e le attitudini e non per il genere incongruente magari sul documento. Le campagne antidiscriminazione devono essere portate avanti da parte degli organismi che garantiscono le pari opportunità.

Educare alla differenza, nelle scuole, dovrebbe essere un programma basilare e non rappresentare una curiosa variabile o un progetto senza poi alcun futuro.

Come per guardare il cielo si devono aprire gli occhi, come per alimentarsi si deve ingerire del cibo, per essere coerenti col genere sentito come proprio si deve percorrere spesso questo cammino fatto di coraggio, amore per se stessi, orgoglio e tanta sana FAVOLOSITÀ.

Alessandra Berni

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