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Libia non è un porto sicuro. Servono i corridoi umanitari per evacuare i migranti da quell’inferno creato dall’Occidente

La Libia è ormai un inferno da anni e lo sanno tutti. Lo sanno soprattutto i politici italiani che con quel paese hanno un legame particolare.

Nonostante questo, il governo italiano è convinto che la Libia sia un paese sicuro. Qualche esponente del governo, pur di prevenire l’arrivo degli immigrati dalla Libia in Italia, ritiene che la Libia sia un porto sicuro. Ma la verità è che la Libia NON è un porto sicuro. Lo sa perfettamente anche chi vuole riportare in Libia i migranti salvati in mare.

La Libia è un posto molto pericoloso soprattutto per i migranti neri in transito. Circolano dei video che mostrano le torture e altre forme di maltrattamenti nei confronti degli immigrati in Libia. Quello che succede in Libia non è un videogame. Abbiamo i peggior casi di violazioni dei diritti umani dall’altra parte del Mediterraneo, ma i nostri governi hanno scelto di non fare niente.

Dicono che almeno 40 le persone sono rimaste uccise nel bombardamento aereo che ieri ha colpito un centro di detenzione di migranti alla periferia orientale di Tripoli.

Una buona parte della nostra classe dirigente se ne frega altamente di ciò che succede in Libia. Anche i media principali hanno deciso di ignorare la profonda crisi libica.
L’opinione pubblica in occidente non è informata su ciò che veramente sta succedendo in Libia. Non possiamo continuare cosi. Non possiamo dire di non sapere perché abbiamo tutti i mezzi per sapere tutto in tempo reale.

Si sa con certezza che le potenze mondiali non vogliono risolvere il conflitto in Libia. Anche se fanno finta di volerlo risolvere, in realtà non lo vogliono fare.

La mia domanda è questa: perché i governi occidentali non vogliamo risolvere questo problema che hanno creato loro stessi? Perché si divertono a vedere la gente soffrire in questo modo?

Questo atteggiamento menefreghista e questa politica ipocrita mi danno fastidio. Anzi, mi fanno schifo.

Il grido di aiuto dei migranti nei lager in Libia va ascoltato oggi, non domani.
Purtroppo, quelli che hanno il potere per intervenire non lo faranno perché la vita di quelle persone non vale niente per loro.

Per difendere i nostri interessi geopolitici siamo capaci di sacrificare la pace, le vite umane, i diritti umani e la dignità umana. E lo facciamo ingannando i nostri cittadini che stiamo facendo tutto il possibile per esportare la democrazia, il rispetto dei diritti umani e la stabilità politica ed economica.

Dobbiamo vergognarci per il caos che abbiamo creato in Libia e per la nostra indifferenza alla sofferenza di chi vive lì, e soprattutto di chi sta nei campi di concentramento che stiamo finanziando noi.

È necessaria l’immediata evacuazione dei migranti dalla Libia. Ma sappiamo che l’unica cosa che interessa il governo italiano e l’Unione Europea è fermare la partenza dei profughi perciò hanno fatto gli accordi con i carcerieri libici, gli accordi che favoriscono i trafficanti di esseri umani. A nessuno dei potenti interessa le condizioni dei migranti nelle carceri libici. Hanno deciso di ignorare quelle torture, quei stupri, quelle storie di schiavitù, e il grido degli schiavi in Libia.

Qualche anno fa una coalizione di società civile libica ha sviluppato un piano straordinario per accogliere e ospitare i migranti in modo dignitoso in collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ma nessuno ha voluto finanziarlo.

La priorità del governo italiano è sempre stata: addestrare, finanziare e dotare di motovedette la guardia costiera libica per fermare le partenze dei profughi. E’ per questo che siamo disposti a finanziare i centri di concentramento in Libia dove i migranti subiscono torture e violazioni dei diritti umani.

Visto che chi ci governa non vuole risolvere questo problema, tocca a noi cittadini costringerli ad agire.

Dobbiamo fare rumore, dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica, dobbiamo fare di tutto per rimettere al centro dell’agenda politica la crisi libica.

E dobbiamo soprattutto costringere il nostro governo e l’Unione Europea a farla finita con questa maledetta politica dei porti chiusi che non fa altro che riempire il mediterraneo di corpi umani. È inutile fare finta di non sapere che il mediterraneo è un cimitero a cielo aperto. Le nostre politiche di porti chiusi possono tenere lontano i migranti, e forse anche ridurre gli arrivi, ma non possono ridurre le partenze. Se si parte ma non si arriva, non occorre essere un genio per sapere che fine fanno quelli che non arrivano.
Un giorno e spero che sia presto, dovremo tutti rispondere alla domanda: perché il mediterraneo è pieno di resti umani?

Se vogliamo evitare ulteriori morti in mare, dobbiamo organizzare seriamente i corridoi umanitari europei che permettono ai rifugiati di venire in Europa attraverso i canali legali e sicuri.

Stephen Ogongo,
Coordinatore di Cara Italia

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