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Migranti, bufera sulle frasi di Baglioni. Natalino Balasso: L’artista può occuparsi di ciò che cazzo gli pare, anche di politica

Natalino Balasso e Claudio Baglioni

Baglioni dice che gli italiani si sono incattiviti e gli italiani gli dànno ragione subissandolo di insulti. L’insulso commento secondo cui l’arte non avrebbe nulla a che fare con la politica è ancor più ridicolo oggi, che la politica si fa su Instagram, su twitter, nelle sagre della madonna e dove invece c’è da discuterne veramente di politica, in parlamento, si evita la discussione.

Tempo fa qualcuno diceva che la banda larga avrebbe migliorato la cultura generale, ora l’utilizzo della banda larga riguarda le serie tv sui telefonini: è inutile internet veloce se il pensiero è lento. La politica è oggi il palinsesto di una tv generalista, affermare la propria opinione è considerato offensivo da chi ha un’opinione opposta, i più triviali movimenti di pancia vengono considerati alla stregua di nobili pensieri politici. Non c’è pensiero, c’è solo emozione.

A chi pensa che l’artista non debba “occuparsi di politica” (ma l’arte è politica, perché riguarda tutti!) io dico che l’artista, così come voi, si può occupare di ciò che cazzo gli pare, e persino l’arte si può e deve occupare di politica. Se non siamo capaci di capire che un’opinione è un’opinione e in libertà di opinione può essere espressa, siamo censori a senso alternato (quando i nostri beniamini politici entrano nel giudizio di roba che non attiene a loro diciamo che sono umili, che ci somigliano, che son fighi).

Ed è altrettanto triste veder gridare alla purga ogni volta che un programma televisivo viene cancellato, la satira politica non si trova nella stessa stanza della discussione politica, è, o almeno dovrebbe essere, rappresentazione e quindi stare dietro a un’opinione e come tutte le opinioni non avere il valore di una legge.

A questo pensiero retrivo rispondo con un passaggio della commedia “Gli Acarnesi”, scritta da uno dei più grandi commediografi di tutti i tempi, Aristofane, nel 425 avanti Cristo. Siamo ad Atene.

Per capire questo passaggio è importante sapere che all’epoca c’era l’embargo su Megara, città della sfera spartana; non si poteva acquistare o vendere prodotti provenienti da Megara, ovviamente gli embarghi servivano a impoverire le città che li subivano. In questo brano è citato anche Cleone, il leader del partito popolare radicale ateniese, sostenitore di un’accanita guerra contro Sparta, più volte sbeffeggiato da Aristofane nelle sue commedie.

“Permettete, spettatori, che un pezzente parli agli ateniesi della loro città, da dentro a una commedia. Ma anche la commedia sa cos’è la giustizia, e io voglio dire cose giuste, per quanto sgradite. Stavolta Cleone non mi accuserà di diffamare la città davanti agli stranieri: qui stranieri non ce ne sono. Odio gli spartani, e vorrei che Poseidone, il dio del Tenaro, gli mandasse un terremoto; anche a me sono state tagliate le viti. Ma, diciamolo tra noi, di questo, che colpa ne hanno gli spartani? Se sono stati i nostri concittadini – non la città, badate bene, non la città – degli omiciattoli spregevoli, falsi, fuorilegge, mezzo stranieri, a fare la spia: “Questi mantelli vengono da Megara” e se vedevano un leprotto, un maialino, un cocomero, subito “E’ roba di Megara!” E il giorno dopo la vendevano all’asta. Erano beghe paesane, roba da poco; ma una volta dei ragazzi ubriachi di vino e in vena di cazzate rapirono una puttana di Megara che si chiamava Simeta. I Megaresi s’incazzarono e rapirono due puttane del giro di Aspasia. E arrivò la guerra che sconvolse tutti i greci. Per tre puttane. Cominciano a fioccare leggi come una filastrocca: ai megaresi viene proibito di stare in terra, di stare in mare, di stare sul mercato e anche nel continente. I megaresi erano ridotti alla fame, allora chiesero agli spartani di fare abrogare la legge delle tre puttane. Ma noi gli abbiamo detto di no, anche se ce lo hanno fatto chiedere più volte. E di nuovo guerra. Qualcuno dirà “Non dovevano farlo”, ma allora ditemi cosa dovevano fare? Poniamo che uno spartano avesse scoperto e venduto all’asta un cagnetto di un nostro paesino, voi ve ne sareste stati buoni? Niente affatto! Avreste buttato in mare trecento navi e via di trierarchi e paghe e decreti e divise militari e cibi razionati e vendite sottobanco e botte da orbi. Di sicuro avreste fatto così. Siamo proprio senza cervello”.

Natalino Balasso

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