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Mygrantes, la piattaforma creata da Aisha Coulibaly per aiutare chi arriva dall’Africa

Un portale dedicato ai migranti che necessitano di aiuto per districarsi dalla rete burocratica. Nel 2017 è nato Mygrantes, e oggi conta quasi 90mila utenti. Nato dal bisogno e della volontà di aiutare i lavoratori provenienti dall’Africa, il progetto si è sviluppato in una vera e propria piattaforma d’informazione. La sua storia, però, ha origini più lontane: a dare inizio a tutto questo, con metodi molto distanti da quelli digitali, è stato infatti Lassina Coulibaly, detto Colby. Arrivato a Foggia dalla Costa d’Avorio, in Italia ha trovato un lavoro regolare e una moglie. E poi ha deciso di dedicarsi al prossimo.

Presidente dell’associazione Africa Unite, nata per promuovere l’integrazione dei migranti e difendere i loro diritti in una terra dominata dal caporalato, Colby ha sempre impegnato il suo tempo nell’aiutare i migranti. “A casa non si parlava d’altro. Mio padre conosceva 12 lingue ma non sapeva scrivere in italiano. Spesso mi chiedeva di trascrivere le storie dei migranti che si rivolgevano alla sua associazione. Lui rivendicava i diritti di chi lavorava nei campi di pomodoro con scioperi, eventi e manifestazioni. Io ho scelto un altro approccio”, ha raccontato la figlia Aisha a Open.

Nel 2014, a soli 48 anni, Colby è venuto a mancare. A quel punto è stata proprio sua figlia a predente in mano la situazione, e a riadattarla al mondo digitale. Così, nel 2017 è nato Mygrantes, un portale dedicato a tutti i migranti che, una volta giunti in Italia, hanno necessità di ricevere le informazioni necessarie riguardo all’accoglienza, ai percorsi di formazione e al mondo del lavoro. Oggi conta circa 88mila utenti, ha aiutato 1200 ingessi lavorativi e finanziato 2 imprese nate da migranti.

“Non è stata un’idea solo mia”, ammette Aisha. “Qualche anno fa ho conosciuto Cris, il mio attuale compagno. Lui aveva lavorato come data analyst per il progetto europeo Frontex e stava cercando di avviare in Italia un programma per sostenere i migranti nella ricerca di un lavoro. Analizzando i dati che stavamo raccogliendo, ci siamo resi conto che i migranti passavano circa 600 giorni in attesa di cominciare un percorso di formazione, senza contare che le proposte non erano sempre in linea con i loro interessi. Ricordo un ragazzo, mio amico, laureato in Africa in medicina che qui raccoglieva pomodori”.

Come ha spiegato la ragazza, Mygrantes si basa su una “tecnologia microlearning. Esistono diversi percorsi di formazione su livelli: si va da quelli che sviluppano competenze legate all’informatica a quelli per diventare un addetto alla sanificazione, ruolo molto ricercato ora. Oltre agli inserimenti lavorativi cerchiamo anche di aiutare ad avviare una start up chi ha un’idea imprenditoriale. Ora stiamo sviluppando un progetto per le aziende che si chiama PickMe, per aiutarle a trovare candidati tra i nostri utenti“. Al suo interno, infatti, si possono trovare tutti i corsi per lavorare nelle industrie manifatturiere, ma anche le norme sull’accoglienza e tutte le informazioni che possono essere utili a un migrante.

La piattaforma è pensata in particolar modo per chi arriva dall’Africa: “La maggior parte proviene da stati come la Costa d’Avorio, la Nigeria o il Burkina Fase. Tendenzialmente hanno meno di 35 anni, sono soprattutto uomini e sono migranti economici”, ha sottolineato Aisha. L’azienda, che nasce come una no profit, ha l’obiettivo di aumentare la sua diffusione in Africa: “Vorremmo intercettare i talenti direttamente lì, così da creare dei canali per permettere ai migranti di viaggiare legalmente verso i Paesi europei”.

Da un impegno più marginale, però, è presto passato a essere un vero e proprio lavoro: “Non potevamo mettere tutte le nostre competenze al servizio di un progetto su cui lavorare nel tempo libero. All’inizio il modello di business era semplice: ci rivolgevamo ai centri di accoglienza proponendoci per seguire i migranti nella parte di formazione che spesso loro non riuscivano a erogare. Adesso stiamo cercando di allargarci, lavorando assieme a grandi aziende o enti che possano finanziare i nostri progetti”. Per tutto questo, Aisha, non smette di ringraziare suo padre Colby: “Mio padre mi ha insegnato a essere perseverante. È grazie a lui che oggi ho deciso di iniziare questa sfida“.

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