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Nadia Plamadeala: Come abbiamo vissuto la prima giornata del corso di Formazione Politica del Movimento Cara Italia

Stephen Ogongo, il fondatore del movimento “Cara Italia” aspetta i nuovi arrivati all’ingresso della sala, entusiasta e sorridente. Al palazzo Englefield, a due passi da Piazza Venezia, nel cuore di Roma, sta per cominciare il corso gratuito di formazione politica che lui ha ideato.

I destinatari sono gli immigrati e gli italiani interessati a far parte di un nuovo partito politico che dia voce a chi non ce l’ha, persone di ogni provenienza che vogliono difendere i diritti umani e il diritto di rappresentazione politica. Il titolo del corso, “La libertà non è stare sopra un albero” riprende la canzone di Giorgio Gaber. Secondo gli organizzatori, Stephen Ogongo e Claudio Rossi, la libertà consiste nel dialogo continuo e nella partecipazione attiva.

Il primo intervento della giornata è dell’ex pm Antonio Ingroia che introduce il funzionamento politico italiano, a partire dalla Costituzione. Ingroia ha lavorato per 25 anni come pubblico ministero nei processi contro la mafia e conosce bene i danni che la corruzione e la criminalità organizzata recano quotidianamente alla politica italiana. Affinché la Costituzione da formale possa diventare sostanziale, secondo Ingroia, il clima politico-culturale italiano dovrebbe tornare simile a quello vissuto dai padri costituenti.

Durante una breve pausa caffè i partecipanti hanno l’opportunità di conoscersi. Italia, India, Libia, Russia, Kenya, Moldova, Perù, le origini dei partecipanti sono diverse, così come le loro esperienze in Italia.

La voglia di raccontarsi è tanta ma si torna presto in sala. Comincia il secondo intervento, quello di Domenico Melidoro, docente alla LUISS, sulla governance nei contesti del multiculturalismo. Il professore ricorda il crollo delle Torri Gemelli e la crisi del 2008 che hanno causato la sfiducia diffusa nel multiculturalismo.

Melidoro illustra come il concetto di normalità non sia naturale, e stimola un dialogo partecipato sulle possibili risposte dello Stato alle esigenze che le minoranze portano nella sfera pubblica. La libertà di coscienza è un elemento imprescindibile a meno che non entri in conflitto con la sicurezza personale, come nel caso dei turbanti dei sikh, che non gli consentivano di portare il casco nei cantieri edili britannici. Quando la sicurezza non è coinvolta, come nel caso del velo e del burkini, andrebbe analizzato caso per caso se il portamento è imposto o rivendicato come componente identitaria.

L’intervento capillare dello Stato sulle tematiche religiose sarebbe probabilmente troppo dispendioso e superfluo. Il professore è convinto che la politica securitaria non faccia bene a nessuno. Introduce anche il termine più sentito degli ultimi mesi – il populismo, nato da una crisi della rappresentanza e dalla separazione tra il centro e la periferia. Il problema di questo fenomeno è che veda il popolo come un’unica entità, escludendo le diversità e creando una realtà distorta. La monocultura è una prospettiva irrealistica, i tentativi di raggiungerla cancellando le identità diverse sono pericolosi.

Dopo pranzo è prevista una tavola rotonda con chi abita il mondo della politica per la parte pratica della giornata. L’onorevole Nico Stumpo illustra il processo legislativo nel Parlamento e racconta il suo impegno di vedere nella migrazione un fenomeno, non un problema.

Marguerite Welly Lotin, presidentessa dell’Associazione Interculturale GRIOT illustra la sua dedizione costante e passionale alla politica. Se oggi gli stranieri possono tornare in patria con la ricevuta in attesa del permesso di soggiorno, è grazie al suo instancabile impegno.

Senza peli sulla lingua Lotin denuncia il sistema burocratico corrotto e malfunzionante e la corsa alla candidatura più che dedizione agli ideali in tanti politici attuali. Chiude la giornata Paolo Barros, il giovane consigliere comunale romano, secondo il quale la politica dovrebbe ripartire dal basso, dalla comunità, grazie al coraggio di chi vuole impegnarsi.

La prima giornata di lavoro si conclude qui. I partecipanti ormai sentono di conoscersi, alcuni raccontano le storie personali, altri vorrebbero rimanere ancora. Li attendono altre quattro giornate di formazione, la prossima sarà il 27 aprile.

Nadia Plamadeala

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