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#ParoleNuove, la campagna dell’Oim per creare un nuovo vocabolario sulla migrazione

“Amarsenda” è una parola nuova, inventata per racchiudere dentro di sé l’impegno verso gli altri, il lavorare per i diritti di tutti e di tutte. E’ solo uno dei nuovi termini proposti da #ParoleNuove, l’ultima campagna di sensibilizzazione lanciata dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Con lo scopo di stimolare n dibattito informato sulla migrazione, attraverso la promozione di un linguaggio meno polarizzato e divisivo, l’Oim ha realizzato cinque video che rivelano, appunto, altrettante nuove parole.

Tramite le riprese si tenta di esplorare le diverse sfaccettature del fenomeno migratorio, proponendo dei termini freschi, privi di pregiudizi. L’iniziativa, quindi, offre un’opportunità di riflessione su come viene narrata attualmente la migrazione, stimolando l’analisi da altri punti di vista.

Così come è raccontata, la migrazione divide. Spesso è la parola di qualcuno contro quella di qualcun altro, e finisce sempre a male parole. La verità è che la migrazione è unire. E’ impegnarsi per far crescere il dialogo e la coesione sociale. E’ diventare il punto di riferimento per chi vuole legare. Se non ci riusciamo, forse, è anche un problema di vocabolario”, si sente infatti nel video di presentazione.

Così, le cinque parole si trasformano in una vera e propria provocazione. Una sfida per riuscire a far riflettere sul linguaggio che tutti i giorni utilizziamo, e ascoltiamo, quando si parla di migrazione. “Forse abbiamo bisogno di parole nuove. E così ne abbiamo inventata una: la parola Amarsenda, che significa impegnarsi per gli altri, lavorare per i diritti di tutti e di tutte. Perchè la condivisione, come la libertà, passa attraverso la partecipazione“, dice ancora la voce narrante del video.

La campagna si svilupperà sui canali social dell’Oim. Si concluderà con un evento finale in cui svariati rappresentanti del mondo delle diaspore e delle nuove generazioni di italiani, insieme a rappresentanti istituzionali e del mondo del cinema, potranno confrontarsi su come costruire una narrativa migliore del fenomeno migratorio.

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