in

Rapporto immigrazione 2020: “Nessun allarme sanitario ricollegabile agli stranieri”

Qualcuno durante l’emergenza coronavirus ha ipotizzato che l’arrivo dei migranti potesse portare con sé anche il nuovo virus dalle caratteristiche sconosciute. Un’idea populista, piuttosto razzista, utile però ad alimentare quel sentimento discriminatorio più o meno latente che vive in Italia. E soprattutto, quella necessità di trovare un capro espiatorio. Oggi, però, questa idea può essere totalmente smentita: “Non c’è stato in questi mesi alcun allarme sanitario ricollegabile alla presenza di cittadini stranieri nel nostro Paese. La prevalenza di casi positivi è analoga a quella della popolazione generale”, hanno infatti sottolineato Caritas e Migrantes nel Rapporto Immigrazione 2020.

A testimoniarlo è, appunto, il monitoraggio condotto dall’Inmp sui casi di positività al Covid fra gli stranieri presenti nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo. Il periodo analizzato va da 11 maggio 2020 al 12 giugno 2020. Lo studio ha dimostrato che su 59.648 immigrati accolti, sono stati confermati 239 positivi distribuiti in 68 strutture di accoglienza per richiedenti asilo: significa lo 0,4%. Per questo è corretto affermare che non c’è “nessun allarme sanitario ricollegabile alla presenza di cittadini stranieri”.

Il rapporto però non tratta solamente di immigrazione e Coronavirus, ma anche dei numeri effettivi degli ingressi, di quell’ “invasione” che in realtà non esiste. Delle difficoltà a ricevere la cittadinanza a causa di un sistema burocratico che non fa altro che bloccarsi. Di fatto, sono circa 5.306.548 le persone straniere che risiedono da tempo in Italia: l’8,8% della popolazione. Dal 2018 al 2019, per esempio, sono stati registrati solamente 47mila residenti e 2500 titolari di permessi di soggiorno in più. Inoltre, è stato segnalato un calo delle nascite dei figli di immigrati: si è passati da 67.933 nel 2017 a 62.944 nel 2019. Allo stesso modo, sono diminuite anche le acquisizioni di cittadinanza: da 146mila nel 2017 a 127mila nel 2019. Sono poi solamente il 5,7% i permessi collegati all’asilo e alla protezione internazionale, e l’1,5% quelli per studio. Numeri che possono essere considerati discretamente bassi.

Degli 860mila studenti stranieri in Italia, poi, il 64% è nato qui e ancora non ha la cittadinanza. Nel complesso, rappresentano circa il 10% del totale degli alunni. Per questo motivo Caritas e Migrantes chiede “di intervenire a modificare una vecchia legge, superando gli ostruzionismi politici che legano i minori a un fenomeno a sua volta ostaggio della politica”.

Per quanto riguarda le domande di regolarizzazione, invece, nel 2020 sono state 207.542, “grazie” al provvedimento varato durante il lockdown per far pronte alla mancanza di manodopera straniera. Di queste, l’85% nel lavoro domestico, mentre il resto in altri settori, specialmente nell’agricoltura. In Italia, infatti, sono 2.505.000 i lavoratori stranieri, ovvero il 10,7% degli occupati totali. L’87% sono dipendenti.

Tornando all’emergenza sanitaria, durante il lockdown, gli stranieri che hanno necessitato di un aiuto da parte di Caritas sono stati il 38,4%. In totale, l’organizzazione si è attivata per 455.585 persone, una cifra che ha superato notevolmente la media annua pari a 200mila. I tre mesi di quarantena forzata, infatti, hanno creato seri problemi economici a molti cittadini. Tra i 129.434 “nuovi poveri” che si sono rivolti a Caritas, gli stranieri sono stati il 32,9%. A influire è stata anche la didattica a distanza: i più piccoli stranieri non hanno ricevuto l’aiuto necessario da parte dei familiari per “scarsa competenza informatica e difficoltà linguistiche”. Per questo motivo, si pensa che la ripetizione di questo metodo, o la sua attuazione in modo misto, potrebbe “allargare ancora di più le diseguaglianza tra alunni stranieri e italiani”. Tra le famiglie più in difficoltà si segnalano quelle di nazionalità bengalese e pakistana.

Il monitoraggio, poi, analizza un cambiamento nell’ambito religioso. Nel 2020 la maggioranza degli stranieri residenti in Italia è di fede cristiana: il 54,4%. Una cifra in aumento rispetto allo scorso anno, quando si era fermata al 53,6%. Tra loro, inoltre, la maggior parte è ortodossa. Non si può dire lo stesso invece degli stranieri mussulmani residenti, che invece nel 2019 sono risultati essere in calo dello 0,4%. Indicativamente, si mantengono sotto al valore di 1,6 milioni. In particolare, si tratta di marocchini, albanesi e bangladesi. In Italia vi sono inoltre circa 174 mila stranieri buddisti (3,2% degli immigrati residenti in Italia), 96 mila induisti (1,8%), 51 mila sikh (1,0%) e 44 mila di altre religioni (0,8%).

Infine, la rilevazione tratta delle modifiche ai decreti sicurezza, che commenta con “viva soddisfazione”. Caritas e Migrantes, però, ora si augura che “i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo oltre che con l’importante processo di revisione delle norme, anche con politica attive di supporto”. Inoltre, sottolineano anche “l’importanza di favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti”, poiché “lo scivolamento nell’irregolarità è sempre in agguato”.

Medaglia d’oro alla memoria di Willy: “Esempio di generosità, altruismo e coraggio”

Storie di cittadini di “serie B”, l’attivista Kwanza: “Ci hanno dimostrato che è solo una questione economica”