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Storie di cittadini di “serie B”, Alessia: “Senza la cittadinanza la mia carriera sportiva è bloccata”

Campionessa nazionale di taekwondo e un sogno nel cassetto: gareggiare alle Olimpiadi. Alessia, una ragazza di vent’anni di origini russe, avrebbe tutte le carte per partecipare alla competizione per eccellenza. Le manca giusto un dettaglio: la cittadinanza italiana. Senza quella, la carriera sportiva non può andare avanti. La sua storia si aggiunge alle tante che abbiamo già raccontato nella nostra rubrica sui cittadini di “serie B”, quei giovani che sono a tutti gli effetti italiani, tranne che per lo Stato.

“Sono Alessia, ho vent’anni e vivo a Reggio Emilia. In questa città sto studiando, qui ho conosciuto i miei amici e lo sport che pratico da anni. Per lo stato, però, ancora non sono italiana“. Il racconto segue il filo conduttore di tanti: una vita vissuta in Italia, un’origine diversa da quella locale, la burocrazia e la difficoltà di ottenere la cittadinanza. Nonostante le spetterebbe di diritto.

La sua passione è il taekwondo: “Per me è uno sfogo: mi permette di lasciare fuori dalla palestra tutti i miei problemi. Mi fa sentire libera e spensierata. All’inizio era solo un divertimento, poi nel 2015 ho partecipato per la prima volta ai campionati italiani junior, e li ho vinti. Da quell’anno è iniziato il mio percorso agonistico. Purtroppo però ora è tutto bloccato perchè non ho la cittadinanza italiana, e nei campionati italiani senior è essenziale per poter gareggiare”. E questo la scoraggia terribilmente.

“Non potete capire quanta rabbia, invidia e gelosia io possa provare per coloro che sono andati a disputare i campionati italiani assoluti a Bari, mentre io sono qui a Reggio Emilia a guardare online i risultati, per colpa di una burocrazia senza senso. Ho messo in mezzo tantissimi giornalisti, fatto tantissime chiamate, rotto le scatole a tutto il mondo. E tutto senza un risultato”, ammette. “Una cittadinanza che non si muove ad arrivare, che è ancora bloccata nella mia città, mi sembra profondamente ingiusta come cosa. A causa di altri devo pagare io“.

Alessia è arrivata in Italia dalla Russia all’età di 3 anni, e da quel momento non se ne è più andata. Tutta la sua vita è qui, le manca solo il riconoscimento da parte dello Stato. “Nel 2001, insieme ai miei genitori, siamo partiti dalla Russia e siamo venuti qua alla ricerca di una vita migliore. Io non mi sento russa, conosco la lingua solo grazie ai miei genitori che fin da piccolina me l’hanno insegnata. Quando mi chiedono: “In che lingua penso”, infatti, rispondo: “In italiano, perchè se devo pensare in russo mi devo sforzare”. “

Alcuni anni fa, quando è stato chiaro il talento di Alessia, anche la società si è attivata per farle avere la cittadinanza. Sapevano che poteva diventare un atleta di interesse nazionale. Al momento, infatti, non può gareggiare né per l’Italia né per la Russia, per questo, anche dal punto di vista sportivo, l’obiettivo è quello di darle almeno una cittadinanza. Dovrebbe bastare un niente, e invece rimane in balia del tempo.

“Mi sono un po’ demoralizzata per il fatto che la carriera sportiva del taekwondo termina a soli 30 anni, e io ne ho già 20. E a causa del decreto sicurezza la cittadinanza potrebbe arrivarmi fra quattro anni, e a livello sportivo sono tantissimi. Nonostante questo ho deciso di non mollare: continuerò questa battaglia e aspetterò fino alla fine la cittadinanza italiana per poter poi rappresentare i campionati azzurri“, racconta a Tv2000.

“Mi sono qualificata agli europei grazie a una gara internazionale in Bulgaria, nella quale sono riuscita a conquistare il terzo posto. Questo, nonostante non abbia la cittadinanza italiana”. L’assenza del riconoscimento non le ha impedito di partecipare, tuttavia alle competizioni europee ha dovuto gareggiare sotto la bandiera della Federazione mondiale come rifugiata. “Non ho potuto gareggiare come italiana perchè non ho la cittadinanza, ma nemmeno con la Russia perchè non sono residente lì. Non poter indossare i colori azzurri è stata una grandissima delusione”, ricorda.

“Il primo incontro l’ho vissuto molto positivamente: ho combattuto contro un’atleta russa che, in una gara precedente, mi aveva battuta. Quella volta sono invece riuscita a riconquistarmi il ‘titolino’. La seconda gara l’ho persa: ho pianto non solo per la sconfitta, ma soprattutto per il fatto che era un’occasione unica che mi sono bruciata. Non so quando mi potrà ricapitare, visto che non ho la cittadinanza e ora come ora sono bloccata in varie competizioni come i nazionali, gli europee e i mondiali“, conclude.

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