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Storie di cittadini di “serie B”, Anna: “In Italia la cittadinanza è vista come una concessione, non un diritto”

“Sono Anna, ho 25 anni, studio Finanza e consulenza a Napoli. Ho quattro genitori e sei fratelli, quindi ho due famiglie: una biologica e una affidataria con la quale vivo tuttora. Sono nata in provincia di Caserta e penso di essere una ragazza come tante, con un solo problema: mi manca la cittadinanza italiana“. La storia di Anna si aggiunge alle tante che abbiamo già raccontato dei cosiddetti cittadini di “serie B”, gli italiani di fatto, ma non di diritto. Stranieri per origine, sono nati in Italia o vivono qui da quando sono piccoli, ma questo di fronte allo Stato non è sufficiente per garantirgli il riconoscimento della cittadinanza.

Io sono nata in Italia, e ho la cittadinanza di un Paese che non ho mai visto, in cui non ho mai vissuto, perchè non sono mai stata in Costa d’Avorio. Non conosco questa nazionalità, ma comunque mi viene tolta la possibilità di rivendicare la cittadinanza del posto in cui sono nata, in cui sono cresciuta. Se mai dovessero espellermi, dove mi manderebbero? In un Paese in cui non sono mai stata?“, si chiede giustamente Anna che, nonostante i suoi 25 anni in Italia, ancora non è riuscita a ottenere la cittadinanza.

“Durante la triennale io ho dovuto affrontare alcuni problemi legati alla mancanza della cittadinanza. Per questo ci ho messo quasi 4 anni e mezzo a chiudere il ciclo di studi: ogni volta che scadevano i permessi, infatti, mi si bloccava tutto. Non potevo più iscrivermi agli esami. E poi non ti danno mai il permesso effettivo finché non sei in prossimità della scadenza. Quindi ogni volta io stavo due, tre mesi scoperta, e non potevo fare gli esami. Questo anche per quanto riguarda i bandi: molti sono riservati agli italiani. Quindi fino a quando non avrò la cittadinanza sono automaticamente esclusa”.

“Rispetto alla domanda per ottenerla io sono in un mare di guai, perchè essendo nata in Italia, avrei dovuto richiederla al compimento dei 18 anni. Effettivamente, l’ho richiesta e ho presentato i documenti necessari nei tempi giusti, però, all’epoca, i funzionari del comune mi dissero che loro non erano a conoscenza di questa legge e che, soprattutto, non era loro competenza. Allora sono andata in prefettura, in vari uffici, e nessuno è riuscito a darmela. Avendo però solo un anno per far valere questo diritto, al compimento dei 19 anni non ho più potuto accedere a questa modalità. Per questo mi sono informata su quali fossero gli altri meccanismi per ottenere la naturalizzazione: sono stata rimbalzata da una serie di uffici, quindi a oggi io ancora non ce l’ho”.

Non avere la cittadinanza, soprattutto per una persona nata o cresciuta in un Paese dell’Unione Europa, significa doversi imporre dei limiti quotidiani. Come il poter viaggiare tra uno Stato membro e l’altro, e non da extracomunitari. “Ho dovuto rinunciare all’Erasmus, che avevo vinto, perchè non ho la cittadinanza europea. Mi sono stati chiesti una serie di documenti che non ho potuto produrre in un tempo così limitato. Quindi ho dovuto rinunciare a una cosa che mi sarebbe piaciuto molto fare. Oggi studio e lavoro. Lavoro al servizio civile nazionale, sono all’interno di una struttura che si occupa di bambini. Gli faccio fare i compiti e attività ludiche. “

Anna, a Tv2000, ha raccontato anche della prima volta che ha subito un atto di razzismo: “E’ stato qualche anno fa, alla fermata dell’autobus. Un signore mi ha urlato contro: “Scimmia! Clandestina! Torna al tuo Paese!” Ci sono rimasta molto male, perchè non mi era mai successo. Ho reagito cercando di dare delle argomentazioni a questa persona, perchè palesemente non aveva i mezzi culturali per capire quello che stava dicendo. Quando, infatti, ho provato a ribattere dicendo che non sono clandestina perchè ho tutti i documenti che mi permettono di stare regolarmente in Italia, lui ha risposto: “Non c’entra. Comunque sei negra“. Lì ho capito che l’aggressione non era rispetto a qualcuno che è irregolare in Italia, ma era figlia di chiacchiere da bar. Penso che tutto derivi anche dal clima che stiamo vivendo, sia dal punto di vista sociale, economico, che politico. Perchè prima di allora non mi era mai successo“.

“Rispetto al fatto che la cittadinanza venga ottenuta per meriti sportivi, penso che sia una cosa ingiusta rispetto alle persone normali e ordinarie. Passa un messaggio sbagliato: “Ti do la cittadinanza se sei un campione”. Non dovrebbe essere così. In quest’ottica la cittadinanza viene vista come una concessione, e non come un diritto“.

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