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Storie di cittadini di “serie B”, il racconto di Ghassan: 12 anni per ottenere la cittadinanza

Ghassan Ezzarraa è un ragazzo di 24 anni di origine marocchina. Anche lui, può essere considerato un cittadino di “serie B”. O meglio, lo è stato. Da poco Ghassan è riuscito a ottenere la cittadinanza italiana, ma per lui ci sono voluti ben 12 lunghi anni. Per questo abbiamo scelto di raccontare la sua storia nella nostra rubrica.

Ghassan è arrivato in Italia all’età di 4 anni. Ha raggiunto suo padre, il quale viveva qui da circa otto anni. “Mi ricordo i ritorni di papà durante l’estate, mi portava i giochi, ci portava al parco, allo zoo. Ricordo tutte queste cose, ma si può dire che la mia memoria inizia da quando sono arrivato qua. Sono cresciuto all’interno di una cooperativa sociale che prendeva i ragazzi dalla strada, gli faceva fare attività, lavori, compiti. Sono cresciuto dentro a una comunità, mi ha cresciuto la comunità e penso che questo sia un valore importante che fa di me un cittadino di Reggio Emilia”, racconta a Tv7.

Il suo iter per ottenere la cittadinanza italiana inizia nel 2008. “Abbiamo fatto la richiesta tutti insieme: io, mio papà e mia sorella. Era il 14 luglio 2008, ricordo ancora la data. Siamo andati a recuperare tutti i documenti in Marocco, perchè non esistono deleghe, non puoi mandare qualcun altro, devi andare tu fisicamente. Quando è arrivata la cittadinanza a mio papà c’è stata una grande festa, fino al momento in cui si è scoperto che io ero stato tagliato fuori“. Per Ghassan, infatti, l’odissea è dovuta ricominciare una volta compiuta la maggiore età. “Nonostante io abbia fatto il percorso scolastico qua, mi sia diplomato qui, stia facendo l’università, ho dovuto ripetere la stessa trafila di mio padre”.

Tutto questo gli ha impedito di perseguire la sua carriera sportiva: “Durante le gare ho fatto il minimo per i campionati del mondo di categoria. Non avendo la cittadinanza, però, non ho potuto partecipare alla staffetta nazionale. Avrei avuto la possibilità di correre con il Marocco, ma ho rifiutato perchè non mi interessava andare a fare il mondiale, mi interessava rappresentare il mio Paese: l’Italia. Il problema, qui, è che se vuoi fare atletica leggera, o comunque tanti altri sport, a livello professionale, devi entrare in un gruppo militare. Questo significa partecipare a un concorso pubblico, e per farlo bisogno avere la cittadinanza. Io ho dovuto scegliere tra la mia carriera sportiva e la mia vita lavorativa“, sottolinea ammettendo di aver visto allontanarsi così la sua possibilità di una vita da atleta.

Riguardo al caso Suarez, poi, afferma: “Lui ha fatto un percorso di vita molto diverso dal mio, è cresciuto in un altro Paese, vive e lavora in un altro Paese. Dichiara fiscalmente i suoi redditi in un altro Paese. Per cui se a lui viene data la cittadinanza, oggettivamente il Paese non ci guadagna niente. Invece sui ragazzi e sulle ragazze che crescono qua, come me, il Paese investe tanto. Il problema non sta in Suarez, ma nella legge che gli permette di fare questo. Banalmente Messi ha avuto la tessera elettorale per votare alle amministrative di Recanati in quanto cittadino italiano perchè il suo bis-bis-nonno era cittadino italiano.

Io il mio primo voto l’ho fatto al referendum: mi è sceso giù per la schiena un brivido quando ho chiuso la tendina e ho barrato la crocetta. Per me essere cittadini è diverso dall’avere la cittadinanza. Non penso sia utile, nel fare comunità, nel fare città, nel fare Stato, mischiare tutto. Siamo persone diverse, abbiamo percorsi di vita diversi, riconosceteci per questo. Non per la nostra origine“.

Ghassan ha ottenuto la cittadinanza italiana il 31 gennaio 2020. “I miei amici mi hanno regalato un orologio con un incisione. C’è scritta la data e, in dialetto reggiano, “L’era anca ora””. Oggi, lavora come educatore nella stessa comunità in cui è cresciuto.

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