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Successo reiterato nella seconda giornata del Corso di Formazione Politica di Cara Italia

Sabato 27 aprile, si è svolta la seconda giornata del Corso di Formazione Politica organizzata da Cara Italia, movimento pan-italiano fondato da Stephen Ogongo sul tema: “La politica nel campo dell’integrazione, ovvero su che cosa e verso chi devono agire i leader delle comunità in favore dell’integrazione”.

Gli argomenti delle lezioni vertevano sui seguenti argomenti: Normativa nazionale, regionale e locale che incide sui processi di inclusione sociale e d’integrazione della popolazione migrante e immigrata; gli attori delle strategie d’inclusione sociale e d’integrazione della popolazione migrante e immigrata.

Sono intervenuti nell’ordine: Alessio Pascucci (Sindaco di Cerveteri); Federica Battafarano (Assessore alle Politiche Culturali, già Legale della Croce Rossa Italiana nonché esperta in Diritto dell’Immigrazione); Nawal El Mandli (Presidente della Consulta dei Migranti e Apolidi di Cerveteri); Claudio Rossi (Esperto di Politiche per l’Integrazione); Riccardo Compagnucci (Esperto di Amministrazione Pubblica) e Raffaele Bracalenti (Ricercatore sui processi d’inclusione sociale e d’integrazione).

Il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci ha parlato della sua esperienza amministrativa comunale tra cui delle conquiste inerenti ai diritti sociali come la registrazione all’anagrafe dei matrimoni gay.

Riguardo all’immigrazione, ha illustrato l’esperienza dell’adesione del Comune di Cerveteri allo SPRAR (Sistema di Protezione dei Rifugiati e Richiedenti d’Asilo), condivisa apertamente in pubblico con la cittadinanza locale. Ed anche il conferimento della cittadinanza onoraria ai bambini stranieri la cui valenza va aldilà del simbolico. E ancora, l’attuazione della rappresentanza nel comune delle comunità straniere, instaurando al posto del semplice Consigliere comunale aggiunto, la Consulta dei Migranti e Apolidi, che elegge autonomamente il suo presidente il quale siede in giunta per 5 anni.

Federica Battafarano ha dissecato su temi inerenti al Diritto dell’Immigrazione, “una materia diventata complessa a causa della mala gestione dei governi precedenti, laddove esiste paradossalmente la libera circolazione delle merci a discapito della circolazione degli esseri umani; l’immigrazione è assimilata al razzismo attraverso una strumentalizzazione generalizzata che finisce con lo spacciare le bugie con la verità, attraverso vari luoghi comuni quali: cifre da invasione, lavoro rubato agli italiani… Ha ammonito sul rischio che “prima o poi, minando i diritti degli altri, si rischia che i nostri diritti siano a loro volta minati”.

Battafarano ha spiegato varie norme riguardando l’immigrazione, in particolare il meccanismo del Trattato di Dublino, le politiche del rifiuto (controllo delle frontiere e dei mari, gestione dei rimpatri, cooperazione con le dittature nei paesi di provenienza dei migranti).

Ha anche illustrato le varie strutture che compongono la rete dei Centri per l’immigrazione: Hotspot, CPA (Centri di Prima Accoglienza), CPSA (Centri di Primo Soccorso e Accoglienza), CDA (Centri di Accoglienza), CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), CIE (Centro di Identificazione e Espulsione), SPRAR (Sistema di Protezione dei Rifugiati e Richiedenti Asilo), CAS (Centro di Assistenza Straordinaria). Ha anche spiegato la procedura per la riconoscenza dello statuto dei migranti: rifugiato, protezione sussidiaria, protezione umanitaria (casi di vulnerabilità) nonché l’impatto dei vari cambiamenti apportati dal cosiddetto Decreto Salvini sulla politica italiana dell’Immigrazione.

Nawal El Mandli ha rimarcato il buon rapporto della comunità straniera con quella italiana nel Comune di Cerveteri, evidenziando la realizzazione di vari eventi che sono occasioni d’incontro con la popolazione. Ha anche sottolineato l’importanza per gli stranieri di aver coscienza dei diritti, citando in tal senso, per esempio il ruolo del consultorio et della mediazione culturale.

Claudio Rossi (Esperto di Politiche per l’Integrazione) ha fatto notare che la migrazione è determinata non solo dal benessere fisico o materiale, che invece porta alla visione dell’immigrato disagiato. Ha spiegato attraverso uno schema dinamico il fenomeno dell’immigrazione, tirando fuori dei concetti come la relazione “comunità di partenza – migrante – comunità di arrivo”, la convenzione di convivenza e la disponibilità alla sua revisione attraverso un adattamento (biunivoco, reciproco, interdipendente) che passa per varie possibili modalità: inclusione (passiva per lo straniero), inserimento (intermedio tra passività e attività), integrazione (attraverso un processo di interdipendenza che porta lo straniero a diventare cittadino “paritario” col diritto di voto).

Riccardo Compagnucci ha ricordato che l’immigrazione è spinta dal desiderio umano di una nuova vita, una vita migliore. Ha fatto notare che, per adesso si muovono i “ricchi” dei poveri, ammonendo sulle maggiori difficoltà che scatteranno nel momento in cui si muoveranno al contrario i “veri” poveri. Ha dipinto una panoramica internazionale sulle caratteristiche principali delle politiche d’immigrazione nei maggiori paesi d’immigrazione e che si possono riassumere come quanto segue: USA (cooptazione), Francia (assimilazione), Gran Bretagna (multiculturalismo), Germania (welfare e ordine e… statuto di “quasi tedesco”), Italia (integrazione passiva: detto scherzosamente alla “fate come vi pare”).

A differenza degli altri paesi, l’Italia contempla una immigrazione non programmata ma “subita” e in definitiva, non è dato niente in cambio. Riguardo alle seconde generazioni, l’assenza storica di una programmazione potrebbe essere la spiegazione del fatto che in Italia non ci sia per esempio, come in Francia, il fenomeno delle “banlieue”, in realtà, confinamenti di ammassi di “francesi” (seconde generazioni) assimilati ma considerati diversi. Riccardo Compagnucci ha sottolineato un aspetto importante ossia che gli immigrati non vogliono rimanere per sempre, suggerendo allora ciò che ha chiamato “Immigrazione di rotazione”. Aldilà dello sterile proclamato “aiutiamogli a casa loro”, consentirebbe realmente la crescita dei paesi di provenienza, favorendo il ritorno degli stranieri dopo averli integrati nel quadro di un percorso mirato, all’interno del quale programmare un naturale ingranaggio di rotazione tra “vecchi” (partenti) e “nuovi” (arrivanti) immigrati perché, come ribadisce Riccardo Compagnucci stesso: “solo loro, gli stranieri, hanno la possibilità di sviluppare il loro paese”.

Raffaele Bracalenti, alla domanda su cosa serve all’amministrazione, nei processi d’inclusione e d’integrazione, ha spiegato che ci vogliono essenzialmente due cose: i servizi e la ricerca.
– i servizi per gli immigrati che devono essere costruiti per servire agli immigrati stessi, per permettere alla gente di avere una vita più o meno normale. L’arrivo degli immigrati ha difatti comportato dei servizi nuovi ad hoc e dietro ogni scelta di servizi, c’è un’idea di integrazione attraverso dei servizi di prossimità e la collaborazione di persone che aiutino l’amministrazione nella programmazione di detti servizi;
– la ricerca che riguarda le soluzioni (come ad esempio l’immigrazione circolare), la normativa (come le varie leggi sull’Immigrazione: Bossi–Fini, Turco–Napolitano, tempi per la cittadinanza, ricongiungimento familiare…), le leggi (che richiedono una interazione di negoziazione, in una democrazia capace di rispettare le minoranze, il cosiddetto “check and balance”), tenendo tuttavia a mente le leggi che non possono essere mediate e le norme negoziabili.

Milton Kwami

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