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Un Paese fondato su disuguaglianze, discriminazioni e meno propenso all’accoglienza dei più deboli non è quello voluto dai partigiani

Parlare oggi di libertà è parlare di qualcosa di già consolidato, di qualcosa di acquisito di scontato e quindi sembrerebbe non aver senso, però non credo che i partigiani che hanno sacrificato la loro vita per riconsegnarci la Libertà avessero in mente un mondo come quello attuale, fondato su fortissime disuguaglianze e discriminazioni e sempre meno propenso all’accoglienza dei più deboli.

La liberazione ci parla di accoglienza: è la festa di chi allora accoglieva i perseguitati rischiando di essere scoperti e fucilati ed è per questo, oggi, quella di chi apre le porte a chi fugge dalla guerra, dalle violenze e dalla povertà, senza badare al passaporto, perché sa che il proprio mondo non finisce sull’uscio della sua porta, ma prosegue al di là di molti mari.

Ci sono ancora oggi i campi dove la libertà è negata, pensiamo ai bambini dei campi profughi che vengono trattati come appestati, sorvegliati, schedati recintati, pensiamo alle donne che sono partigiane nelle loro case, a quelle che riescono a salvarsi dalla violenza, a quelle che resistono, a quelle che combattono per ottenere il diritto di vivere, respirare, sono combattenti per affermare qualche piccola o grande fetta di libertà.

Pensiamo a chi combatte per ottenere un reddito e una casa. Parlare di Resistenza oggi non è una questione di nostalgie: è questione di capire dove possiamo andarla a cercare oggi quella speranza, quel domani, quella storia.

Resistenza non significava passato, significava futuro; ma è proprio il futuro quello di cui oggi sentiamo la mancanza.

Resistere oggi significa lottare contro le nuove forme di sfruttamento e di prevaricazione, facendo rivivere i valori di giustizia e uguaglianza su cui si è fondata la Resistenza.

Gli uomini che combatterono anni fa, lo hanno fatto per conquistare un’indipendenza che venisse mantenuta nel tempo. Per questo hanno steso delle regole, la nostra Costituzione, quella Carta che qualcuno vorrebbe stracciare. Perciò mi sembra ipocrita festeggiare la liberazione, se non per celebrare la memoria dei partigiani in lotta, perché di liberato in questo mondo non vedo quasi niente.

Ines Tieso

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